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Quando il romanzo di formazione diviene denuncia: “Scimmie” di Alessandro Gallo | Idea Libro

Quando il romanzo di formazione diviene denuncia: “Scimmie” di Alessandro Gallo

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Mentre in Italia molti giovani tra i 20 e i 30 anni si chiedono quale direzione imprimere alla loro vita, Alessandro, classe 1986, nato e cresciuto nel rione Traiano di Napoli, ne ha già calcate due: figlio dell’associato camorrista Gennaro Gallo e cugino di Cristina Pinto, prima donna killer della camorra (meglio conosciuta come Nikita), Alessandro ha vissuto un’adolescenza da bullo, sperimentando sulla propria pelle o su quella degli amici più cari la droga, la delinquenza, il crimine, la morte. Fino all’incontro con il teatro, che gli ha dischiuso le porte della verità, di un’esistenza autentica ed umana, che lo ha riappacificato con sé stesso e con il mondo, facendogli recuperare quella dimensione di giustizia e integrità dalla quale aveva sempre preso le distanze. Oggi Alessandro vive a Bologna e lavora come scrittore, editore, attore, regista e formatore, curando percorsi di educazione alla legalità nelle scuole.

Scimmie, edito da Navarra Editore, è in parte autobiografico e dipinge la camorra degli anni Ottanta in maniera ruvida e asciutta, mai urlata, mai esasperata. Il narratore delle vicende non è un giornalista o un intellettuale le cui sensibilità risultano spesso lontane dal vissuto reale e perlopiù condizionate da modelli narrativi presi in prestito dal linguaggio massmediatico ma un uomo come tanti che richiama momenti del proprio passato senza soffermarsi più di tanto sulla descrizione accurata degli stessi: «Ciò che mi preme – spiega Alessandro – è riferire il fatto, il succedersi degli eventi. Il mio lavoro è la recitazione, dunque la mia scrittura risente profondamente del ritmo cadenzato della scrittura teatrale. L’approfondimento e la riflessione sui singoli avvenimenti esulano dagli intenti del mio romanzo e sono consegnati alla libera volontà di ognuno».

Protagonisti di Scimmie sono tre adolescenti abbrutiti dalla malavita che li circonda, pronti a tutto pur di scalare i vertici della camorra: Gennaro, Franco e Tore, ribattezzati Pummarò, Panzarotto e Bacchettone – perché per tre aspiranti boss essere privi di un soprannome è come essere privi d’identità, come essere nessuno – vivono la loro quotidianità tra furti, droga e rapine, scimmiottando i “grandi” della camorra e atteggiandosi da adulti strafottenti e attaccabrighe. Ma il loro grado di consapevolezza è infimo: i tre ragazzi hanno una visione del tutto mitica e ingenua della criminalità organizzata, lontana dal dolore, dal sangue, dalla realtà nuda e cruda, con la quale dovranno presto fare i conti.

Sarà l’incontro con Giancarlo, personaggio liberamente ispirato alla figura del giornalista Giancarlo Siani, a dare una svolta alla vita sregolata di Gennaro, rimasto solo dopo l’uscita di scena di Franco e Tore. L’intervento di Giancarlo sull’indole acerba del ragazzo è concettualmente assimilabile alla cura Ludovico cui viene sottoposto Alex, protagonista di Arancia Meccanica: una presa di consapevolezza che parte dai sensi per conficcarsi negli strati più profondi della coscienza, apertura coatta dello sguardo e apertura intellettiva, unita ad un senso di nausea pungente, a quell’ovo sodo, per usare le parole di Gennaro,che si piazza alla bocca dello stomaco ed è presagio di sventura.

L’esito emotivo per il protagonista, epurato da qualsiasi ambizione malavitosa, non può che essere duplice: amarezza e sollievo, rabbia e quiete, si susseguono nell’animo di Gennaro, fino all’imporsi di un sorriso sincero, capace di sedare per sempre l’urlo rabbioso degli anni giovanili e di far assaporare le gioie quotidiane con rinnovata dolcezza.

Per informazioni sul libro, sull’autore e sugli eventi legati al romanzo: http://scimmieilromanzo.com/

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