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Self Publishing: opportunità o massificazione? | Idea Libro

Self Publishing: opportunità o massificazione?

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A tutti i lettori voraci è prima o poi passata per la testa la tentazione di provare a mettersi dall’altra parte della barricata e cimentarsi nella stesura di un testo.  Se questo slancio riesce a formalizzarsi in un risultato concreto, rimane da superare lo scoglio principale:  far conoscere il frutto dei propri sforzi creativi.

Quella che un tempo era una  prerogativa dei pochi eletti  che  riuscivano ad attirare l’attenzione di un editore, oggi invece è una realtà  a disposizione di tutti.  Parliamo di Self publishing, ovvero il servizio offerto da alcune piattaforme che permette di pubblicare le proprie opere letterarie senza la mediazione di un editore.
Il testo viene semplicemente  caricato nel sito e messo  a disposizione degli utenti, che possono decidere di acquistarlo in formato cartaceo o come e-book, anche attraverso una distribuzione che copre diversi  negozi online.
L’aspirante scrittore, se desidera avere a disposizione un tot di copie da portare in giro, deve sobbarcarsi i costi, non eccessivi, della stampa, e gode di un controllo totale sull’opera: nella scelta del formato, la copertina, le forme di autopromozione, ecc.

Cosa più importante, la percentuale sui guadagni (diversa da sito a sito) è nettamente superiore a quella concessa dagli editori standard.

Lulu, youcanprint, Kindle Direct Publishing - la piattaforma di Amazon – sono alcuni dei nomi di un fenomeno in costante crescita, arrivato a rappresentare il 5,5% del libri in catalogo. Ovviamente mancano quelli che sono i punti di forza del mondo editoriale: i canali di vendita, i servizi di marketing, la capacità di penetrazione nel mercato, ma molte case stanno iniziando ad interessarsi alla questione, inseguendo gli autori più gettonati del mondo indipendente (viene in mente Miradar, il libro di Ilaria Mavilla pubblicato da Feltrinelli ).

Oppure pensiamo a iniziative come quella di Ilmiolibro, la più grande piattaforma di self publishing italiana, che da un paio di anni organizza un concorso per la selezione di talenti letterari, in collaborazione con la scuola Holden e il Festival internazionale di poesia di Genova.

Le possibilità non mancano quindi, quello che forse lascia perplessi è l’idea che la funzione facilitante della tecnologia inspiri ad una moltitudine l’audacia di voler esprimere a tutti i costi un talento – il proprio -  ritenuto sempre potenzialmente esplosivo!

‘Se togliete allo scrivere libri l’ambizione di abitare pienamente e in modo sontuoso una lingua -da padroni, da esperti – ne deturperete il profilo a tal punto che chiunque sufficientemente sveglio e paziente sarà in grado di scrivere un libro: il che, come spero di non dover spiegare, non è affatto la conquista di civiltà che si crede’, scrive Baricco in ‘Una certa idea del mondo’. Concetto non peregrino, seppure espresso con il suo solito afflato snob.

Ma in fondo che male c’è a volersi sentire, o a sforzarsi di essere, persone intelligenti? Occupare il proprio tempo a scattare foto, scrivere racconti – o blog -, disegnare, fare musica significa evitare di sprecarlo in modi peggiori. Per quanto schifi possano essere i nostri risultati, lo sforzo creativo impegnato è la migliore ricompensa, basta avere la bontà di accettare che è anche l’unica da attendersi!

Resta da capire se una sovrapproduzione di ciofeche – e ne ho trovate tante di ciofeche in questi siti – sia da ostacolo all’emergere dei veri talenti, che devono farsi spazi nel maremagnum dei dilettanti.

1 commento

  1. Rossella scrive:

    Rimango perplessa di fronte all opportunità del self publishing. Trovo che sia pretestuoso e presuntuoso bypassare il giudizio esterno di un editore, senza contare il fatto che il rapporto di fidelizzazione che si crea con il marchio editoriale porta ad un vantaggio in termini economici di immagine non indifferente per l’autore.

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