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Psichedelia portami via: i libri tossici degli anni Sessanta | Idea Libro

Psichedelia portami via: i libri tossici degli anni Sessanta

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“Turn on, tune in, take over” ovvero le parole d’ordine della rivoluzione psichedelica degli anni sessanta, evocative di una necessita di ‘scollegarsi’ dal sistema, ottenibile anche grazie l’ausilio di certi prodotti. E’ noto che le droghe giocarono un ruolo di primo piano nei cambiamenti di costume e mentalità dei giovinastri di quegli anni, mutamenti che coinvolsero ogni espressione artistica e culturale, compresa ovviamente la letteratura.A riguardo, ecco alcune  tra le opere  forse più significative:

L’esperienza psichedelica:  Di Tim Leary, Andy Warhol disse: ‘ Ci sono tre geni in America: io, lui e il terzo si turna’ . Profeta o cialtrone, le opinioni sull’ex psicologo di Harvard convertito alle droghe non sono univoche. Restano i fatti:  fu il principale guru dell’LSD e negli anni a venire contribuì a rimpolpare di carne fresca i manicomi USA! Questo libro è una sorta di manuale d’istruzioni su come gestire una seduta lisergica, costruito intorno a una base spiritual-orientaleggiante. Dalle dosi consigliate, a come arredare l’ambiente, alle preghiere da intonare: solo leggerlo è un’esperienza psichedelica!

Le lettere dello Yage: Libro epistolare che porta la firma dei due principali nomi beat dell’epoca. Burroughs scrive a Ginsberg del suo viaggio in America Latina alla ricerca dello Yage, fantomatica droga lisergica usata nelle cerimonie locali. Il William, sulla carta da lettere  è inaspettatamente  scorrevole! Tra contrasti con le autorità locali e copule con indigeni accomodanti , alla fine riesce a trovare ciò che cerca. Alcuni anni dopo lo imita Ginsberg.

Acid test al rinfresko elettriko: Il nome di Ken Kesey oggi dice poco, ma all’epoca era una leggenda, non solo in quanto  autore di ‘Qualcuno volò sul nido del cuculo’, ma anche come  fondatore dei Pranksters: gruppo di pazzoidi hippies  che  compirono diversi viaggi in pulmino attraverso l’America per diffondere la cultura dell’acido. E’ diventato celebre invece il nome di Tom Wolfe, autore del reportage in questione- suo secondo lavoro all’epoca- che con uno stile che scimmiotta i beat, ma che lascia presagire il talento a venire, ripercorre le tappe di questo pezzetto di storia USA.

Il Pasto nudo: Più che un libro è un’intossicazione cartacea, un incubo battuto a macchina. Burroughs infranse ogni regola e convenzione sul linguaggio e sulla stesura del romanzo, per creare un’opera fatta di suggestioni drogate, slang e visioni metropolitane. Detta così sembra una figata, ma è un’opera che richiede un impegno notevole e una strenua lotta contro la tentazione di abbandonarlo, in quanto pura follia. Verrà approfondito su queste pagine; il film, purtroppo, non ci azzecca nulla!

Paura e disgusto a Las Vegas: Non delirio, come titolava il film, ma disgusto. Perché questo libro del grande Thompson è una sorta di canto del cigno della summer of love. Nei rari momenti  lucidi di Duke, il protagonista, emergono infatti riflessioni scorate e disilluse. Una cavalcata folle alla volta di Las Vegas – ideale fuga dalla San Francisco dei sogni infranti- accompagnata da un uso di  sostanze stupefacenti smodato e  svuotato di ogni valenza culturale e socializzante; semplice abbrutimento.

A guardarli oggi, questi libri appaiono o molto naif e ingenui, oppure eccessivamente contorti e sclerotici; ma rimane il piacere di leggere opere appartenenti a un’altra dimensione spazio-temporale. E non è una metafora!

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