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H.P.Lovecraft e Edgar Poe: volti diversi delle stesse paure. | Idea Libro

H.P.Lovecraft e Edgar Poe: volti diversi delle stesse paure.

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Esiste la possibilità concreta di spaventare esclusivamente attraverso l’uso della parola scritta?
In teoria l’uso sapiente della scrittura dovrebbe essere in grado di evocare orrori ben più impressionanti di quelli figurati dalle immagini. Gli scenari creati dalla nostra mente, quando adeguatamente stimolata da un supporto narrativo, diventano proiezioni delle nostre ipocondrie e delle nostre personali concezioni di cosa sia spaventoso.
Pochi scrittori sono in grado di farlo; alcuni hanno mantenuto questo talento malgrado la nostra tendenza a  spostare  in avanti la soglia di sopportazione dell’anormale.

H.P.Lovecraft e il suo maestro Poe sono stati due di questi, i principali, per motivi diversi.

Nei racconti di Poe l’orrore è sempre originato dalla follia dell’uomo.
Il soprannaturale assume la forma di una particolare, eccessiva sensibilità che affligge i protagonisti. Una tendenza a fare il male per il male, malgrado la consapevolezza dei danni che arrecherà agli altri, ma prima di tutti a sé stessi. Poe da un nome a questa patologia: il demone della perversità, “ sotto la sua influenza noi agiamo solo perché non lo dovremmo”. Anche nei racconti più soprannaturali, come Metzengerstein o La maschera della Morte Rossa, sono sempre le azioni abiette degli uomini a far scattare quella reazione ultraterrena.

Per Lovecraft invece è diverso, l’uomo è una pedina impotente, vittima di forze mostruose e sconosciute. Fin dagli esordi, lo scrittore di Providence ripensa l’immaginario classico del racconto orrorofico e il suo contesto; non più fantasmi e licantropi per intenderci. Lovecraft crea un intero olimpo di divinità pagane più anziane della terra; da Cthulhu ad Alzathoth: mostruosità provenienti da spazi siderali o profondità oceaniche, la cui sola vista è causa di  forti scompensi!

Ma cosa  c’è  di veramente  inquietante in quelle che altro non sono che  frustrazioni psichiche in Poe e  maschere esageratamente grottesche in Lovecraft?

La sensazione di disagio è trasmessa minacciando i protagonisti, e quindi anche il lettore, di attentare a qualcosa che hanno a cuore ancora più della vita stessa : la ragione, l’ equilibrio, la  serenità mentale.

I due scrittori sapevano che in una società in fase di forte industrializzazione come quella di Poe, o in piena crisi economica come negli anni di Lovecraft, la paura non può più essere una mummia che ansima o rumore di catene. Ma piuttosto il rischio di arrivare a quello straniamento, quell’incomprensione del mondo che porta a perdere il controllo,  la cognizione della realtà; oppure a sentirsi  schiacciati, impotenti, nulli.

Ognuno dei due usa i propri mezzi di suggestione per riprodurre quell’effetto, e da questo punto di vista mantengono ancora inalterata la loro forza espressiva.

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